In occasione del primo pinhole day a Perugia è stato varato un progetto che al Cuartonigro Photolab teneva banco da un bel pò: la costruzione di una Afghan box camera per fare dei ritratti (quasi) istantanei in strada.
Nella strada che da Kabul porta diritta a Perugia abbiamo affrontato varie problematiche di costruzione e di stile, fino alla decisione di realizzare lo strumento con citazioni e reinterpretazioni che lo avvicinassero alla nostra cultura cristiana.
Innanzitutto l’uso di materiali poveri e riciclati: parte della struttura proviene da un mobile che fino a una settimana prima abitava nella mia cucina, viti, ferri e assi trovati quà e là, l’obbiettivo di una vecchia Polaroid Colorpack, il “vetro smerigliato” ottenuto rigando con carta vetrata la copertina di un cd, le vasche interne di semplici plastiche alimentari, e infine, il manicotto oscuro per mettere le mani dentro è una vera e propria manica di un bomberino di pelle.
La necessaria occidentalizzazione della scatola verso orbite più neoplatoniche e cattolicizzanti è il tocco finale. Dei lucidi trascendentali intervengono nella fase dell’inversione del fotonegativo, lasciando il segno dell’intervento celeste, nel finale di questo processo che ai passanti sembra un pò una magia (obbiettivo centrato in pieno, quindi!).

Pubblico quì qualche foto documentaria e qualche foto ottenuta durante la giornata, recuperate da varie macchine fotografiche e varie tasche. La macchina era fresca di costruzione e sulle prima ci ha dato del filo da torcere, poi l’assalto della gente ha fatto il resto.
Attualmente la Afghan Box Christian Pop camera è in fase di restauro, perfezionamento e colorazione. Prossimamente foto e un post dettagliato che illustrerà meglio il miracoloso dispositivo, ma soprattutto la prossima uscita pubblica, prevista per domenica 9 giugno a Perugia; inutile dire che vi aspettiamo!

Pinhole grande formato
Porto Marghera e dintorni

la scatola di caffè ce l’ha fatta, s’è passata tutto l’inverno in cima alla Magione, me l’è andata a spiccare ieri Andrea , che l’abbiam nascosta così bene che non c’arrivavo manco io. Lui, che oltre ad essere più funambolico, è pure più raziocinante di me, s’è scritto le date: insomma l’abbiam lasciata a fine settembre a prendere il freddo e tutta l’acqua che è caduta da ste parti, e l’abbiamo ripresa ieri, fine marzo, 6 mesi precisi, ed era miracolosamente intatta. Dopo averne persa una sui tetti di Perugia, colta e trovata zuppa d’acqua, stavolta la sigillata ha tenuto, quasi da non crederci.
Beh, insomma, eccola. Dovrò piantare qualcos’altro a breve.

Per chi non c’ha capito niente: c’è quì una pagina, che si chiama Solargrafia , che ti chiarirà molte cose.