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Archivio mensile:novembre 2013

“Immobili” nasce dalle coordinate di uno smarrimento. Sono mappe caotiche, dei messaggi in bottiglia che cinque passanti spediscono per cercarsi. Siamo in periferia, in quei fazzoletti di terra tra i quali, timidamente, una città lascia spazio alla sua vicina . Armati di macchina e pellicola, i nostri cercano di penetrarvi, di disegnare i limiti dell’agglomerato, ma ben presto l’impresa cessa di essere un viaggio cartesiano: i palazzi si infittiscono, le finestre si ripetono, e le saracinesche, una volta abbassate, cessano di dare informazioni sulla vita.  “Immobili” è un dedalo di punti di riferimento inutili, perché non caratterizzanti. Pattern urbani usati come sassolini bianchi per ritrovare la strada di casa. E’ uno sguardo sulle grammatiche del cemento; un’ipotesi dal di dentro – e quindi completamente personalista e frammentaria – sulla psicogeografia dell’abitare. Abbraccia tutti i luoghi, oppure nessuno. Esattamente da lì i cinque fotografi si inviano cartoline in bianco e nero per indicare la propria s-posizione.

Cuartonigro Photolab è una stanzetta oscura in uno spazio comune, con delle persone che si chiudono dentro a luce rossa. Qualcuno accende la sigaretta, imposta una stampa in bianco e nero, sbaglia; poi prova di nuovo, e sbaglia meglio. Dai rottami russi al foro stenopeico, dai pennelli al caffè solubile, con guanti e spugna o le mani nell’acido, ogni gioco è buono.

il sito del festival, che si terrà a Perugia dal 15 al 24 novembre, CERP Rocca Paolina e Palazzo della Penna: http://www.perugiasocialphotofest.org/cuartonigro-photolab/

 

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installazione solargrafica per “Progetto Oskar”, lago Trasimeno, estate 2012

 

Un barattolo forato in maniera da diventare una camera obscura stenopeica, riempito con carta fotosensibile per poter registrare un immagine. Legato attorno a un tronco nelle vicinanze di Oskar, poco dopo la sua nascita.
Il barattolo è una macchina fotografica che registra in un’unica immagine tutta l’estate di Oskar. Una foto di tre mesi di esposizione, stratificata e di complessa lettura, che accompagna i pomodorini mentre crescono, vengono annaffiati, maturano. Sull’immagine rimangono solo le cose ferme, le persone scompaiono, il crescere delle piantine viene catturato come un movimento sfumato (in basso a destra).
Insieme ad Oskar matura anche la foto che, per una particolare reazione chimica all’esposizione prolungata alla luce, si sviluppa da sola sfruttando dei microelementi presenti nell’aria.

Al termine dell’installazione di Oskar, il barattolo viene aperto, rivelando la foto. Per un’altrettanta particolare alchimia, l’immagine, una volta riportata alla luce piena, ha solo pochi minuti di vita, per poi sparire annerendosi.

 

 

 

 

progettooskar1. Il barattolo legato ad un tronco, puntato verso Oskar;

 

 

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2. Il barattolo recuperato al termine dell’estate, e aperto;

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3. Scansione dell’immagine ottenuta, effettuata subito dopo l’apertura del barattolo, prima della scomparsa della stessa.