Le macchine fotografiche migliori per il deserto sono sempre quelle che costano 20 euro.

(Giordania, 2019, Smena cosmic + expired Fuji 64T + homemade x-pro c41)

 

Mi piace pensare a poco quando scatto, accumulare negativi che diventano polverosi, e poi rivederli tutti insieme, a tempo di distanza.

L’Adriatico è il mare degli umbri di terra, la prima linea d’orizzonte piatta che vediamo da bambini, il primo immaginario dell’infinito. Non tutti ancora si ricordano che di là c’è qualcosa. L’anno scorso Rumiz mi ha fatto pensare all’Adriatico per la prima volta non come un divisore, ma come un continuum di rive, specchiate nelle stesse latitudini. Allora ho cominciato a giocare con l’occhio e a confondere le distanze.

Ritratti in grande formato con lenti in ottone, circa prima metà del ‘900, emulazione stile Vittoriano con su supporti d’epoca o autoprodotti ad effetto vintage / spennellato / flou / disturbo.

Tutto ciò sta succedendo da quando ho adottato una vecchia “campagnola” 18×24 in legno, ridotta maluccio, e mi son messo a restaurarla e, mercatino dopo mercatino (e anche un colpo di culo), ho ritrovato o riadattato tutti i pezzi che le mancavano per poter funzionare.

Il lavoro quì sotto è per il primo disco di Lucrezia, con la quale siamo partiti a fare foto per provare i primi setting della macchina, e poi siamo finiti a fare le foto e la copertina per il suo disco, che ho curato personalmente.

 

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Negativo 18x24cm e stampa su carta antica; lavoro per “Vespertina”, cantautrice oscura, grafica e foto di LP, 2017

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Negativo in vetro 9×12, autoprodotto con effetto rovinato; lavoro per “Vespertina”, cantautrice oscura, grafica e foto di LP, 2017

 

Fototurismo stenoipeico istantaneo (quelli che al gate vengono fermati, apra la valigia, cos’è questa? ecc. ).

Esercizio zen, solo due scatti per giorno. Ma che intanto la Fuji avesse discontinuato la produzione dell’unica cosa che mangia sta macchina quì (sigh!) l’ho saputo solo una volta tornato dalla Sicilia.